Ci troviamo a fare due chiacchiere con Franz Bush, Dj con residenza al Dude Club di Milano e del suo progetto“Die Sekte”, contenitore di musica techno, di arte e cultura musicale con evidenti accenni dal carattere prettamente underground Berlinese.
1. Franz, raccontaci di te : Come e quando è iniziata la passione per la musica Elettronica? Cosa facevi prima di intraprendere questa strada?
La passione per la musica elettronica inizia sempre sotto la consolle.
Ci tengo a specificare questa cosa perché anche quando mi trovo dietro la consolle, concettualmente, resto sempre uno della pista e penso che questa sia la cosa che maggiormente mi permette di creare una relazione empatica con chi sta davanti a me durante i miei dj set, cosa per me davvero fondamentale.
Sono arrivato dalla Sicilia a Milano nel 2005, inizialmente seguendo la mia primaria passione, quella per la chitarra che mi ha accompagnato per vari palchi della Sicilia e poi qui a Milano.
Il mio primo approccio con la musica elettronica è stato sicuramente quando ero molto piccolo con i Daft Punk e Faithless, successivamente Jeff Mills, Paul Van Dyk ed il filone della musica Trance durante i primi del 2000. In realtà sono sempre stato uno che ha ascoltato un sacco di generi.
Nel 2010 invece ho iniziato a mettere i dischi ad alcune feste private ed ho avuto il mio primo battesimo al DJing, cosa che comunque ai tempi praticavo solo per puro divertimento.
Via via iniziò a diventare talmente tanto una passione che ho deciso di mollare il mio lavoro come event e marketing manager per le aziende che praticavo da 8 anni a Milano e potermi dedicare totalmente alla musica Techno.
Altre mie passioni fondamentali sono anche la fotografia e l’arte.
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2. Tre tracce che ti hanno influenzato?
Diciamo che non sono uno da tracce, mi definisco un “musicovoro” ed ascolto almeno 12 ore di musica diversa ogni giorno, questo è il mio modo di fare “digging”.
Se dovessi dirti invece quali sono le mie tre tracce preferite di questo mese, citerei sicuramente “Rødhåd – Escape” dal nuovo LP “Anxious” uscito su Dystopian il 22 Ottobre e di cui ho subito ordinato il vinile da “Serendeepity”, “Ashurbanipal (KikePravda Remix 2)” del mio carissimo amico KillRef, dj e producer veramente degno di nota e “Jonas Kopp – Khaa (Original Mix)” che mi dà una carica di energia che non so spiegare.
3. Cosa ti piace fare nel tempo libero?
Cos’è il tempo libero? Lavorando nell’ambito musicale, tra ascolto e produzione in studio, non so più se definire ciò come tempo libero o come lavoro.
Ho scelto di fare quello che mi piace quindi non lo percepisco come un “impegno”.
Quando non faccio questo durante la mia giornata mi piace molto stare in mezzo alla gente, bere qualcosa in giro con gli amici e girare diversi club per andare a trovare gli amici.
Inoltre negli ultimi mesi sto lavorando duramente e con costanza nell’organizzazione di una famiglia neonata come quella di Die Sekte, una realtà che ha tutte le carte in regola per affermarsi prepotentemente nella scena della Techno.
4. Cos’è esattamente Die Sekte? Quando è stato il momento in cui hai deciso di intraprendere questa strada?
Die Sekte è in realtà una visione filmica piuttosto punk, distopica, urbana e violenta, frutto di un mio sogno fatto a Berlino la notte prima della visita al Berghain.
O almeno, da li DSKT ha definito il modo di comunicare con le persone, di raccontarsi e raccontare la sua identità attraverso la musica e attraverso quei canali che ormai nel 2017 io reputo fondamentali per comunicare: i social e la fotografia.
Prima di approdare al Dude Club, mettevo i dischi ad un’altra serata, sempre qui a Milano.
Ma la mia visione della musica è profondamente mistica, a tratti religiosa, e la realtà in cui mi trovavo non era esattamente quello in cui mi riconosco o in cui vorrei riconoscermi.
In concomitanza con ciò, sono entrato a stretto contatto con quella che è la realtà del Dude Club, ambiente che io reputo unico nel suo genere in Italia e che ha dalla sua quella goccia di internazionalità in più rispetto a qualsiasi altro club, sia nella filosofia di approccio con la musica che con il pubblico ed il format del club stesso e ringrazio davvero molto lo staff del Dude che ha voluto fortemente credere prima in me e poi in quello che è il nostro progetto che stiamo portando avanti con tanta cooperazione ed egregiamente.
Artisticamente reputo il Dude il massimo a cui ogni DJ può aspirare per la Techno in Italia e per questo non finirò mai di essere grato a chi ci ha creduto.
5. Come si pone Die Sekte verso il suo pubblico e quali sono gli obiettivi dietro questo nome?
Die Sekte è un contenitore in cui il pubblico è parte fondamentale del format, e non intendo in termini numerici, mi spiego : Die Sekte è un modo per evadere.
La cosa che più mi ha colpito della realtà del clubbing Berlinese è il modo in cui le persone vivono un party, l’educazione estrema, che esiste da persona a persona, la libertà che ti circonda e diventa tutt’ uno con la musica e fa si che tu possa perderti totalmente senza avere distrazioni spiacevoli.
Mi sono ritrovato da solo sotto la consolle con Ben Klock, di fianco a me c’erano persone a loro volta “sole”, ma bastava uno sguardo di tanto in tanto per capire che noi stavamo divinamente li “da soli e insieme” nella musica.
Sono concetti molto astratti ma “possibili” e questo è “il modo” che stiamo cercando di inculcare nel nostro pubblico.
Libertà di espressione massima nel rispetto altrui, perdendosi nei beat della Techno, unici al fine di raggiungere questo determinato status di cui parlo.
Sono convinto che anche in Italia, come accade già all’estero, la gente possa entrare in questa modalità di pensiero e godimento.
6. Qual è stato fino ad ora l’artista a cui più ti ispiri?
Rødhåd e Ben Klock rappresentano sicuramente il mood in cui mi riconosco musicalmente e filosoficamente.
Amo l’esecuzione di Rødhåd che personalmente definisco “un treno in corsa” con le sue casse Dub molto piene e profonde e con l’oscurità della dark techno, a tratti da accenni di note house, ottime per un viaggio in corso.
Di Ben posso dire soltanto che per me è parte fondamentale della storia della Techno ad oggi, il resto sarebbe superfluo da dire riguardo ad un artista così completo e complesso.
Dopo 30 anni o più di carriera, ricordo che l’ultima volta al Dude, dopo 5 ore di dritto, quando gli han chiesto di chiudere, stava ancora saltando, sorridendo e la sua espressione è stata quella di un ragazzino a cui spengono la tv per mandarlo a letto.
È in quei momenti che comprendi quanta passione ci possa essere dietro tutto ciò.
7. Cosa pensi della scena Techno in Italia?
L’Italia e gli italiani in generale, sono un pubblico complesso.
C’è molta gente appassionata alla Techno, ma il nostro tessuto societario è molto diverso da quello dell’Europa del nord, in cui tutto viene vissuto in maniera più matura e più come un’esperienza di evasione piuttosto che come “sballo”.
Diverso è il discorso sugli artisti, ne conosco molti di validi, sparsi per l’Italia ma “nascosti” e, come tutto nella nostra nazione, spesso “la scena” non premia per meritocrazia.
8. La tua casa, come hai già citato, è il Dude Club di Milano, nota realtà a livello internazionale. Che atmosfera si trova all’ interno di questo Club?
Il Dude è un posto assurdo. Parlando in generale degli artisti che compongono il roster non ho mai trovato qualcosa al pari qui da noi.
Stesso discorso per i progetti che si sviluppano all’interno, partendo da Hiver, duo di Dj producer eccelsi nell’ ambito di produzioni techno e ambient composto da Sergio Caio e Giuseppe Albritsio, fino a Discosafari, progetto di Cristian Croce e Nicola Mazzetti che porta in “Osservatorio astronomico“ suoni etnici misti al funky ed all’ house e racchiude in se una ricerca musicale probabilmente trentennale, vale la pena di citare anche VG+ e la sua darkwave ed MCMXC che a mio parere è un producer “leftfield” pazzesco.
Poi c’è Marco Galeotti AKA Oniks, che io stimo molto per l’esecuzione e la scelta musicale, molto vicini ai miei modi ma totalmente diversi al contempo,con il suo format/labelin main room Funk You, realtà decennale della musica Techno a Milano, noi di Die Sekte siamo un po’ i loro “cugini bastardi” in realtà.
In ogni caso, tutti i Dj all’interno di Dude sono iper validi ognuno a modo suo : Abstract, Samantha, InsecuritySyndrome, Riccardo Bhi, Blackswan e WalkingShadow.
Per quanto riguarda il Dude in se, è un club creato da gente che ha sempre avuto una grande passione ed una grande cultura oltre che ruoli fondamentali nella storia del clubbing Milanese, già da prima che io arrivassi a Milano 12 anni fa.
Sto imparando molto da loro e gli devo molto della mia crescita artistica. Sono persone alle quali importa poco stare al centro dell’attenzione, ma ai quali importa molto mantenere un livello di qualità alto nel loro club.
Al contempo mi trovo benissimo con loro poiché sono dei personaggi che per quanto serissimi nel lavoro, sanno anche quando e come divertirsi ed allora alterni momenti di complessa programmazione in ufficio al pomeriggio a momenti in cui ti trovi a fine serata a ridere con loro e ad assaggiare un drink con “spuma di litchi” appena inventato in “Osservatorio Astronomico”.
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9. Ci sono, oltre a te, ragazzi/e all’ interno del progetto che ti aiutano e sostengono le tue idee?
Il team di Die Sekte è composto da più o meno 15 persone tra fotografi, Djs, visual artists, copywriters, addetti stampa, grafici, modelli/e e club influencers. È un gruppo di gente in cui, ognuno a modo suo, ha l’arte dentro.
I primi ad accompagnarmi in questo progetto però sono stati Saverio Ditrani, co-produttore e responsabile dei collaboratori e Giorgia Oresta la mente che sta dietro ai nostri noti visual, persone che io reputo anche dei pilastri fondamentali per l’amicizia che ci lega e per il progetto stesso.
Ci sono anche Pietro Casella, vent’ enne visionario oltre che grande scrittore e Marta Camagna, l’esempio di quello che vorrei accadesse a qualsiasi persona venga a contatto con DSKT, cioè colei che tramite noi ha scoperto la techno e che si è innamorata del nostro mood.
10. Saverio, parlaci di te e della tua amicizia con Franz, di come vi siete conosciuti e di qual è adesso il tuo ruolo all’ interno della vostra famiglia..
Sono arrivato a Milano nel Settembre del 2015 per studiare Scienze Politiche all’Università Statale, mi piace molto stare in giro con le persone, sono un chiacchierone ed ho una grande passione per lo shopping e per il cibo.
Reputo Franz il mio fratello maggiore, un mentore praticamente. Grazie a lui sono quello che sono adesso.
Ci siamo conosciuti quasi due anni fa, in un altro club in cui lui suonava e dopo un paio di saluti, tra un drink e l’altro, un giorno mi invitò a casa sua per un party privato tra amici e da lì è nato tutto.
All’Interno del progetto Die Sekte, insieme a Franz, sono il Co-Producer ed il suo braccio destro su qualsiasi cosa bisogna fare per il presente e per il futuro e mi occupo di coordinare il nostro team di collaboratori, una squadra di artisti, ognuno a modo suo, tutti fuori di testa.
11. Giorgia, sei la persona che da vita all’intrattenimento visivo durante i vostri party. A cosa ti ispiri per le tue proiezioni?
Ogni party ha un tema diverso in quanto a visual. Tratto sempre degli argomenti abbastanza “caldi”, quali il sesso, il riciclo di soldi, la religione e la massoneria, cercando di sdoganare il senso di tabù con dei video comici, che spesso alterno a vecchi cartoni animati, rigorosamente tutti in bianco e nero.
Anche gli effetti che uso per mixarli tutti sono volutamente old school, per richiamare la scena techno berlinese che non ha bisogno di grandi fronzoli ed effetti speciali per comunicare, ma bastano solo buoni contenuti e dell’ottima musica a fare da colonna sonora.
12. Marta, qual è stato il tuo approccio con il mondo del clubbing?
Il mio primo vero approccio al mondo del clubbing ha coinciso con l’inizio della mia esperienza a Milano.
Trasferendomi qui sono entrata subito in contatto con una nuova realtà piena di stimoli musicali e sociali oltre che di nuovi luoghi da scoprire.
Milano soddisfa un po’ tutti i gusti da questo punto di vista.
13. Pietro, come sei approdato in Die Sekte?
Approdare in Die Sekteè stato come farsi raccontare un segreto, da tenere stretto, da non dire in giro, per pochi.
Uno studio è buon posto per un segreto in quanto casa del suono, dove nascono la musica e tutte le cose buone di conseguenza. Sono molto felice di far parte di questo progetto.
14. Quando avete avuto il primo approccio con la Techno music e cosa significa per voi il progetto DIE SEKTE?
Saverio : Personalmente frequentavo già l’ambiente della musica techno e del clubbing giù in Puglia da me ma quando arrivai qui a Milano ti tocca sempre ripartire da zero e quindi ho iniziato a frequentare i classici party nei club della città cercando una mia dimensione. Successivamente l’incontro con Franz ha cambiato tutto e da li in poi si sono concretizzate la nostra amicizia, la nostra passione per la musica techno e le nostre idee.
Per noi DIE SEKTE è famiglia, impegno, dedizione crescita, voglia di mettersi in gioco, di mettersi alla prova e di offrire un party di qualità dove rappresentiamo la nostra idea di clubbing, l’approccio alla musica e al nostro pubblico, in breve, la nostra “setta”.
Giorgia : Sono sempre stata una persona che sa divertirsi, mi piacciono i 180 bpm ma amo anche la buona techno 130 bpm se di qualità.
In sostanza vogliamo trasmettere l’ebbrezza di un viaggio di sola andata per le positive vibes della techno, senza passare per i soliti hipster vestiti di nero. Vogliamo comunicare.
Pietro : Ho approcciato la Techno a sedici anni quando ancora non avevo la barba. I primi treni, il freddo, il coprifuoco e le sgridate annesse.
Ora ne ho 21, non ho ancora la barba, ma posso dire di aver trovato una realtà perfetta, un collettivo per i singoli e viceversa, dove in cima c’è solo la techno stessa e le buone idee.
Marta : Ho conosciuto la Techno quest’anno grazie a Franz che mi ha dato modo di esplorare questo genere e apprezzarlo, me ne sono poi innamorata sempre di più e ad Agosto sono stata a Berlino, dove ho avuto l’occasione di scoprire un modo assolutamente unico di vivere la musica e l’esperienza nei club.
DIE SEKTE per me rappresenta una seconda casa, uno spazio in cui esprimersi o rifugiarsi per poter vivere e condividere quel senso di libertà catartico che solo la Techno ti può dare.
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15. Per concludere.. Franz hai in mente di portare Die Sekte fuori dall’Italia?
Non posso dire molto in merito, ma i progetti riguardanti Die Sekte si estendono in lungo ed in largo nell’ambito musicale e c’è già molto che bolle in pentola per i prossimi 12 mesi..Intanto pensiamo a farlo crescere come nome in maniera umile.
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