Paride Saraceni

TECH CLUBBERS PRESENTA : PARIDE SARACENI

Con un background di tutto rispetto come produttore e DJ, l’artista Italiano Paride Saraceni è senza dubbio uno dei nomi emergenti della scena Techno e House. FLASH Recordings, Agile Recordings, Sci + Tec e Terminal M sono solo alcune delle etichette dove Paride ha mostrato le sue qualità da producer..

1. Ciao Paride, è da poco uscito il tuo EP per la nota etichetta di Monika Kruse Terminal M, com’è nata la tua collaborazione con la label? dove l’hai scritto e cosa ti ha ispirato?

Ciao a tutti, la collaborazione con Monika e’ nata circa quattro anni fa quando le inviai la mia prima demo ‘Twenty-Ten’ che prese subito per un V.A.
Successivamente ricevetti diverse sue mail di richiesta di tracce, sia demo che lavori già usciti, scrivendomi di averli ascoltati in set di artisti come Karotte o Gregor Tresher..Ma soltanto quest’estate sono riuscito a chiudere l’ EP.
Scrissi entrambe le tracce nell’ estate 2016 stimolato dal sound del tempo che mi premise anche di suonare al Drumcode x Loveland a Barcellona quell’ anno mentre l’ispirazione deriva dal concetto di Post-umanesimo che ho incontrato durante le mie ricerche in ambito architettonico qui a Londra.
L’idea “The Other Side” ovvero “l’Altro lato” rappresenta il confine fra la realtà umana e quella post-umana, più precisamente inerente al nostro eventuale incorporamento di hardware e software nel nostro organismo per svolgere attività di tutti i giorni in maniera più efficiente; ma vuole creare anche un parallelo con il significato originale del termine ‘Techno Music’, che, generato nella Detroit degli anni ’80, viene percepita dagli Afro-futuristi del tempo come ‘l’arma trascendentale’ che i loro avi deportati nelle Americhe come schiavi non disponevano per affrontare l’invasore moderno, quest’ultimo ben provvisto di tecnologie avanzate, come polvere da sparo, fucili, navi, ecc.
Secondo Steven Shaviro ed Ekow Eshun, la deportazione della schiavitù africana può essere paragonata ad un rapimento alieno, definendo così i deportati africani come ‘i primi esseri umani ad aver assaggiato la modernità.
Il “Black Atlantic” e’ dunque un simbolo di distacco fra ciò che era ‘casa’ e ciò che divenne una nuova dimensione per questi individui, e come ben sappiamo, sono proprio questi tipi di ‘esperienze’ e ‘distacchi’ ad alimentare artisticamente l’essere umano.
Nel caso della musica Techno, queste sonorità prettamente legate alla storia degli Afro-Americani di Detroit, sono state direttamente traslate dai ritmi ripetitivi delle macchine di assemblaggio per le auto Ford come segno di riscatto e di ‘evasione’ ma anche come visione ribaltata della storia, nel quale lo stesso rapitore (rappresentato dalla Tecnologia) diventa allo stesso tempo l’unica fonte di salvezza.
Come to the other side” raffigura dunque questa visione della storia, chiamandoci a trascendere noi stessi in una dimensione possibilmente ed ideologicamente superiore.

2. Sci+Tec, Tronic, Global Underground e appunto Terminal M..Quali sono i tuoi prossimi step? Progetti e collaborazioni future?

Attualmente sto lavorando al lancio della mia etichetta, la Post Scriptum Music, che dovrebbe nascere ad inizio 2018 e del quale al momento esiste solo un canale con all’interno podcast che conduco ogni due settimane e che vi invito tra l’altro seguire su Soundcloud : https://www.soundcloud.com/postscriptummusic.
Sto inoltre aspettando l’uscita di diversi progetti, fra i quali un remix di ‘Party Non Stop’ di Pirupa, in uscita a Dicembre, un remix per Uto Karem e diverse demo in attesa di risposta da Drumcode, Truesoul, Knee Deep In Sound e Bedrock, che spero di chiudere prossimamente.
Ammetto anche di trovarmi un’ attimo bloccato dal punto di vista tecnologico e sto anche studiando all’ università un metodo algoritmico per sviluppare nuovi modi di produrre e suonare musica per mezzo di AR e VR (Augmented Reality e Virtual Reality).
E’ un progetto a lungo termine ma so che quella e’ la direzione da seguire per il futuro della musica, come di tante altre cose.

3. Su quale genere musicale prendono spunto le tue produzioni? Preferisci strumenti virtuali oppure analogici?

Secondo me ‘genere’ e’ una parola inventata dagli stores musicali per poter dirigere e quantificare gli afflussi e gli acquisti, non mi baso mai su un genere musicale, piuttosto traggo ispirazione da tracce di altri artisti che sento qua’ e là, traendo alcuni suoni o alcune tecniche di missaggio e composizione.
Penso che questo si possa notare nelle mie tracce essendo sempre un po’ a cavallo fra ciò che viene chiamata Techno e Tech-house ed un po’ mi dispiace notare come la scena si sia fossilizzata tantissimo sull’ idea di ‘genere’ a tal punto da squalificare spesso qualsiasi sonorità o tipologia di vocal che non sia conforme a ciò di fortemente stabilito.
Un esempio sono i vocal cuts di una parola come ‘synchronize’ o ‘initiate’ in stile robotico che sentiamo spesso in tracce uscite specialmente quest’anno, volendo emulare qualcosa di palesemente già ascoltato, prodotto e riprodotto in quantità appunto industriali ( il che concettualmente non fa una piega, ma che trovo appartenere ad un epoca gia’ superata ). Non ho hardware al momento dunque produco solo con Ableton Live ed un paio di VST come plug-ins.

4. Quand’ è il momento migliore della tua giornata per la produzione in studio?

In genere di sera ho maggiore ispirazione o subito prima di addormentarmi, purtroppo..

Paride Saraceni

5. Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato più nella tua carriera?

Penso a nomi come Dubfire, Danilo Vigorito, Maetrik (il primo alias di Eric, Maceo Plex), Sasha Carassi, Luigi Madonna, come anche i Kollektiv Turmstrasse, Yousef o Maya Jane Coles, i quali hanno determinato le mie sonorità principali, ma sicuramente anche Nicole Moudaber ha influenzato molto la mia tecnica di produzione insieme ad Adam Beyer e da un paio di anni anche Layton Giordani che trovo attualmente sia il più grande e giovane talento nell’ ambito della scena Techno e Tech-house sia tecnicamente che a livello di output musicale.
Ho anche, successivamente, avuto collaborazioni con molti di questi artisti le quali hanno decisamente influenzato attivamente il corso delle mie scelte.

6. Paride dobbiamo riconoscere che la tua discografia nonostante la tua giovane età, è veramente notevole e ti facciamo i complimenti perchè il sound dimostra grande personalità in ogni tua release. C’è stato un disco tra tutti che in un certo senso è stato determinante per lanciarti tra i grandi? oppure un momento dove hai percepito che stavi per fare il passo, quello vero..

Grazie molte per le belle parole, credo che ci sono stati più dischi ad aver determinato diversi traguardi, il primo sicuramente lo attribuisco a ‘Traffic’ insieme a Dema, uscito nel 2009 che fu la mia seconda uscita ma primo disco prodotto che venne suonato da Paco Osuna, Richie Hawtin, Dubfire e molti altri e che diciamo impostò una buona marcia già dall’ inizio.
In seguito c’è ‘New Age Acids’ che venne presa da Carl Cox per la sua compilation su GU, continuando nel 2014 quando uscì ‘Dissolute’ che venne praticamente suonata ovunque e da tantissimi artisti di diverse scene, sia House che Techno a mia sorpresa. Credo però che indiscutibilmente ad avermi lanciato ancor più in alto ed in fretta sia stata ‘Burning’ con Monce, su Truesoul.
Quell’ uscita fu veramente una rivoluzione per me poichè notai all’ improvviso un’enorme interesse da parte di agenzie ed entità molto rilevanti di cui non mi aspettavo il contatto.
Devo però ammettere che ho anche percepito come molti nella scena (artisti e fan) si aspettassero il grande passo che purtroppo non e’ ancora stato compiuto, ovvero un’uscita su Drumcode..Di fatti molti pensano che io ci sia già uscito e questo mi da molta felicita’ poiche’ mi rendo conto di come e con quanta intensità il pubblico può assumere la tua parte e volerti veramente spingere in alto, una sensazione che provai durante il set al Drumcode x Loveland a Barcellona..Ricordo i commenti del pubblico a fine set, nessuno si aspettava di vedermi li, e forse la mia età ha anche inciso in molti di loro, anch’ essi forse DJ, un senso di coraggio poichè tutto e’ possibile. Sentii veramente il pubblico dalla mia parte come mai prima di allora.

Paride Saraceni

7. Come prepari la tua giornata a prima di un tuo set?

Cerco di non prepararmi. Mi alzo, faccio colazione, prendo il bus o treno per l’ aereoporto ed una volta atterrato cerco di godermi il luogo al massimo.
Prima dello show riguardo un po’ le cartelle in modo da selezionare ciò che penso possa andar bene a seconda della mia esperienza vissuta del luogo..

8. Se devi scegliere tra club e festival cosa preferisci? e spiegaci perché?

Sono due realtà diverse, il club e’ bello se e’ “pieno”, il festival e’ bello perchè hai spazio e puoi fare un po’ di più ciò che veramente vuoi..
Non ho preferenze perchè entrambe le situazioni, se ben riuscite, sono veramente degne di adrenalina, ma credo che due cose importantissime siano: 1) le persone, 2) il sound nel club / venue e nel booth!

9. Riguardo all’ estero quali sono stati i club migliori che, grazie ad una buona organizzazione da parte dello staff e del pubblico in pista, ti hanno fatto trovare più a tuo agio?

Senz’ altro il Vent di Tokyo e’ stata l’esperienza migliore dal punto di vista tecnico, con uno staff di una decina di persone che si sono letteralmente prese cura del mio set-up a partire dal montare e smontare i cavi per me a mia sorpresa..Per poi parlare di un sound system impeccabile ed un duo di VJ veramente all’ avanguardia; ma anche esperienze in locali quali il Fabrik Madrid, o l’EGG qui a Londra mi fanno sempre sentire a mio agio.
In realtà pochi sono stati i club in cui non mi sono sentito a mio agio, forse per via della mia flessibilità ma anche per un tech-rider ben completo e specifico e per il lavoro da parte dei miei agenti di filtrare possibili collaboratori-promoters in modo da selezionare solo le situazioni ben predisposte per una piacevole e serena esperienza per tutti.

Paride Saraceni

10. Tre elementi che trovi fondamentali all’ interno di un format che sia un party o un festival?

Il pubblico, sia in quantità che in qualità, poichè per avere una trasmissione di energia e’ praticamente necessario il contatto fisico, dunque una dancefloor compatta riuscirà a produrre maggior energia sia fra la gente che fra la gente e me. Non c’e’ ombra di dubbio che le feste migliori sono quelle in cui si abbia anche una leggera difficoltà nel muoversi nel locale!
L’impianto dev’ essere impeccabile in modo da fornire sub compatti e massicci ma anche che non disturbi nelle frequenze più alte, come a volte accade.
La disponibilità da parte del pubblico di arrivare in tale situazione senza aspettarsi nulla, di essere aperti ad accogliere qualsiasi cosa l’artista voglia proporre. Credo che questo anche sia importante poichè e’ solo tramite questi canoni che l’artista può dare il meglio di se, se non di più.
Un po’ come quando uno va ad ascoltare un comico, ci si va sempre un po’ predisposti al ridere ma senza sapere quali saranno le battute e le ritmiche.

11. Come pensi si stia evolvendo la scena elettronica in Italia? Dacci qualche pro e contro..

Premetto che non vivendo in Italia da ormai 14 anni non sono a diretto contatto con le realtà musicali attualmente vigenti nel bel paese, ma credo, e mi dispiace dirlo, che da sempre l’Italia sia stata un ottimo territorio per la proposta di prodotti ‘famosi’ più che di prodotti funzionalmente all’ avanguardia.
Non a caso artisti come Marco Carola, Joseph Capriati, come di recente Luigi Madonna o Enrico Sangiuliano (per nominarne solo alcuni) sono stati apprezzati in Italia solo dopo essere stati apprezzati all’ estero.
Siamo dei grandi importatori di MODE, ma non più grandi pionieri, o riconoscitori di pionierismo, e questo e’ un peccato, ma anche una grande ovvietà di cui tutti noi siamo al corrente penso.
Se parliamo del pubblico italiano ‘medio’, penso che concordiamo segua spesso una modalità ‘alternativa’ che appunto, eventualmente diventa d’uso collettivo e main stream. Allo stesso tempo però devo riconoscere che il pubblico italiano e’ forse uno dei migliori in pista, ed una volta resosi conto di avere qualcosa di alto valore davanti a se’, senza neanche sapere cosa sia o da dove venga.
Colpa, se cosi’ si puo’ definirla, e’ sia da parte dei grandi promoters che educano il pubblico (o le masse, collettivamente) a determinati nomi, senza fornire molto ricambio, ma parte anche del pubblico di massa che tramuta con facilità una qualsiasi piccola novità in moda, amplificandone i valori (non a caso in Italia artisti come Richie Hawtin o Loco Dice ad esempio, ricevono cachet bensì piu’ alti che in altri paesi).
A seconda dei punti di vista, questo scenario fornisce due tipologie di dinamiche opposte ma ugualmente forti a livello di impatto sulla scena. D’altro canto, ammiro molto il lavoro ‘pionieristico’ di organizzatori che osano nel confermare nei loro eventi artisti emergenti, non necessariamente ancora conosciuti, ed invito sempre il pubblico ad aprire gli occhi e le orecchie per questo tipo di situazioni e di artisti, ovvero di farsi coinvolgere da quella che e’ ancora la vera underground, la via alternativa al di là dell’ alternatività.

12. Si sta chiudendo il 2017, raccontaci i momenti migliori che ti sono rimasti impressi?
Sono successe tante cose quest’anno e parlando di eventi penso che le serate di capodanno a Brno l’anno scorso, come anche il mio debutto in Libano, Argentina e di nuovo in Giappone siano state esperienze uniche che mai dimenticherò mentre Il 2017 lo concluderò a Dicembre quando tornerò a suonare, dopo quasi un anno, nel mio Paese, l’Italia, al Logika Party di Cantù (CO)

14. Andando un pò più sul personale, cosa ti aspetti dalla musica? Ormai sono anni che produci e i consensi arrivano da ogni parte del mondo.. ma hai degli obiettivi precisi?

Questa e’ una bellissima domanda che non mi ha fatto mai nessuno, e penso che dopo molti anni di produzione e performance, la mia risposta vada a ricercare nel profondo, ciò che era alle origini di questa mia scoperta, ovvero, le sensazioni che il primo contatto con la musica mi fece provare, che penso con il tempo siano andate un po’ a nascondersi dietro dinamiche manageriali, discografiche, strategiche ecc.
E’ interessante per me aver notato come in quest’ambiente di noi artisti, la musica pian piano va ad assumere un ruolo quasi secondario, mettendo in risalto invece realtà come le tante ore di viaggio da soli, le e-mail ed i meeting con agenti e managers, le ore di sonno perse e gli innumerevoli drivers che si incontrano fra i quali le due o tre ore di set (motivo in realtà principale di tutto ciò) diventano quasi insignificanti.
Il mio concetto di percezione di musica e’ sicuramente cambiato negli anni, e forse non sempre in positivo, proprio per via di queste dinamiche che servono per costruire ‘più musica’, degradandone però forse un po’ il suo valore intrinseco.
Specialmente negli ultimi due anni ho notato anche come la scena in generale sia mutata in questa ‘macchina produci musica e produci bookings’ che utilizza la musica come un mezzo, più che come una fine, e trovo che i risultati siano devastanti sia per noi artisti, che per il pubblico, anche se quest’ultimo ne sia un po’meno cosciente.
Trovo che i risultati di questo mutamento collettivo siano risultati in una scena ultra-saturata e monolitica composta da un set di pochissime sonorità e di recente, di una Techno molto stupidamente e forzatamente old-school, dark e distorta e di una tech-house altrettanto stupidamente commerciale, lasciando alle sfumature di mezzo pochissimo spazio di essere sia concepite che apprezzate e diffuse.
Dunque, tornando alla domanda, dalla musica mi aspetto semplicemente di potermi rifornire di sensazioni che ormai ho perso, di curiosità e mistero che non trovo più, ma anche di riuscire ad aprire le menti altrui con sfumature e sonorità non necessariamente Techno o Tech-house o House, ma di poter riuscire a dare vita ad alchimie nuove e mix con nuove culture musicali e non solo. Idealmente, sarebbe bello se la musica possa tornare ad essere percepita come una fonte di meditazione, ricambio spirituale e di comunicazione, come anche di esplorazione psico-geografica e psico-sensoriale, e non solo come un ritmo da ballare.

Paride Saraceni

15. Vogliamo parlare di una cosa un pò delicata.. negli ultimi anni la scena elettronica ha visto sbocciare molti dj & producer e a nostro giudizio questo ha compromesso in un certo senso la qualità del prodotto, c’è molto più marketing, la label la fanno da padrone e molte volte il pubblico stesso si crea delle aspettative che purtroppo non vengono ripagate. Di recente uno sfogo del collega italiano Ilario Alicante dove appunto si sfoga parlando di questa situazione, tu cosa ne pensi a riguardo?

Questa domanda si riallaccia un po’ alla mia risposta precedente e mi trovo pienamente d’accordo con le parole scritte da Ilario, ricollegandomi anche al concetto originale di ‘Rave’ per come nacque negli anni 90, dove la figura del DJ non era quasi considerata, bensì il baricentro era principalmente impostato sul concept e sul suo fulcro, ovvero la musica, una musica nuova e sperimentale che creasse uno strumento di critica nei confronti della società moderna e post-moderna del tempo. Questo era il ‘Rave’.
Tanto e’ che ancor oggi in rave di musica hard dance e hardcore so che i DJ vengono nascosti dal rack di casse e sub proprio per non fornire al pubblico un’immagine distorta della loro esperienza, suggerita dalla consapevolezza di chi stia suonando e lasciando totale espressione alla musica.
C’e’ molta più genuinità in questo concetto, e per questo dico che la nostra scena attuale e’ una scena commerciale che utilizza sonorità post-sperimentali vendendole come alterative ed Avant-Garde, appunto l’”arrosto” di cui parla anche Ilario.
Di nuovo, credo che la ‘colpa’ sia un po’ di tutti, sia del pubblico che segue cio’ che gli viene proposto senza batter ciglio e senza voler cercare di meglio e sia di noi artisti che seguiamo parzialmente o totalmente la richiesta del pubblico, sia dei promoters che anch’ essi devono soddisfare esigenze economiche, sia dei magazine e dei blog (che raramente hanno una visione realmente critica ed obiettiva della scena, spesso e volentieri venendo utilizzati come mezzo di diffusione, appunto come una strategia di marketing, più che un ente critico informativo), ed apprezzerei anche una maggiore soggettività da parte di questi ultimi, poichè cosi facendo provocherebbero un maggiore centro di interesse e fonte di attiva discussione che metterebbe in discussione lo status quo.
Ma, poiche’ la musica ad oggi e’ percepita anche e soprattutto piu’ che mai come una possibile fonte di guadagno, tutto’ ciò e’ giostrato dalle economie che devono come minimo rimanere sopra lo zero. Se apriamo un DJ Mag o Mixmag di turno troveremo puntualmente sempre gli stessi grandi nomi e non a caso, poiche’ pare che le statistiche dimostrino che ‘questo e’ cio’ che il pubblico vuole’.
L’intero sistema si basa sulla legge della domanda e dell’offerta, dunque chi e’ nato prima l’uovo o la gallina? (Sempre per tornare al discorso dell’arrosto!)
Ci sono tanti artisti ed enti, come mi piacerebbe citare Max Cooper ed il 4D sound Group, che stanno lavorando a realtà musicali straordinarie, collaborazioni e connessioni fra diversi campi artistici, ingegneristici e nell’ambito di robotica di cui sentiamo parlare relativamente poco, soltanto di recente, ma soprattutto, tramite estese campagne PR.
Sono questi artisti che secondo me stanno realmente espandendo i limiti dell’esperienza musicale moderna.

15. Le ultime due domande, poi ti lasciamo: Un disco che non manca mai nella tua borsa e il tuo piatto preferito a tavola, visto che a tavola noi italiani ci sentiamo i più forti 🙂

A non mancare mai e’ il mio recente bootleg dei Doors, ‘Jim’s Prophecy’ che non uscira’ mai e di cui esistono solo 6 copie in vinile; ed il mio piatto italiano preferito e’ parte della cucina abruzzese e sono le ‘pallotte casc’ e Ov’ ovvero delle polpette ripiene di uovo e parmigiano, ricoperte di pan grattato, soffritte e successivamente immerse nel sugo. Vi auguro a tutti di provarle!
Alternativamente la parmigiana di melanzane mi fa altrettanto impazzire!

 

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