Closer

CLOSER, PARTY SOSPESO TRA LA LUCE DEL GIORNO E LE OMBRE DELLA NOTTE

In questa intervista i fondatori di Closer, Augusto e Federico, ci raccontano com’è nato il loro progetto e molto altro ancora.

1. Chi sei? Dove sei nato? Dove abiti?

F- Piacere Federico, sono nato a Siena ed abito a Milano.

A- Piacere Augusto, sono nato a Taranto ed abito a La Spezia

2. Quando e dove vi siete conosciuti?

Ci siamo conosciuto al Plastic di Milano.

3. Quando hai avuto il primo approccio alla musica elettronica?

F- Nei corridoi della scuola circolavano le cassette con le registrazioni di serate e club ormai entrati nel mito : Insomnia, Imperiale, Duplè, Aida, Red Zone. Erano gli anni ’90 ed essere zarri non era un crimine così grave come oggi. Tutti posti che non frequentavo, essendo comunque un adolescente molto tranquillo e borghese. Fu comunque una folgorazione. Con un amico passammo l’autunno a vendemmiare per mettere da parte la somma sufficiente ad acquistare dei vetusti piatti slbd22 e un mixer… il negoziante ci regalò anche dei vinili e potemmo subito allestire la nostra consolle in cantina.

A- Appena maggiorenne, frequentando i club pugliesi e iniziando ad ascoltare i set dei top dj dell’epoca e mettendomi quindi la curiosità una volta tornato a casa di ricercare quelle sonorità appena ascoltate.

4. Quali sono gli artisti che ti hanno influenzato negli anni?

F- Kraftwerk Joy, Division, Aphex Twin e Laurent Garnier sono i miei mostri sacri.
Ovviamente non posso non citare Max_M , una vera fonte di ispirazione, un amico dal talento immenso, il cui ricordo mi accompagnerà per sempre.

A- Donato Dozzy, Villalobos, Jeff Mills, Aphex Twin, Daphni, Danny Tenaglia, Laurent Garnier e Oscar Mulero.
Ma non posso non ricordare Max_M un amico che mi ha insegnato moltissimo anche semplicemente guardandolo ed ascoltandolo.

fedex rorschack

5. Parlando di Closer..Quando, dove e com’è nato il progetto?

Il progetto è nato nel’ estate del 2015. Arrivavamo entrambi da esperienze musicali che si erano concluse e sentivamo entrambi il desiderio di continuare a suonare, conoscevamo questo posto meraviglioso chiamato Masada, ed è incredibile col senno di poi quanto sia successo tutto velocemente.

6. Da dove prese questo nome il party?

L’idea di Closer è stata da subito quella di avvicinare e unire ciò che all’ apparenza è diverso e sconosciuto, da questo corto circuito nascono le esperienze migliori, musica eclettica, pubblico diversificato, chiunque deve sentirsi a casa durante un nostro party, non importa chi sei, da dove arrivi, cosa ti piace, come ti vesti e che musica ascolti. Più uniti, perchè siamo convinti che la forza aggregante della musica e del ballo sia fra le più potenti e liberatorie espresse dalla nostra società.
Inoltre Closer è il titolo di un album dei Joy Division, band per noi sacra.

7. Cosa vi ha spinto ad intraprendere questa avventura?

Credo che entrambi sentissimo di avere qualcosa da dire, e l’esigenza di metterci in marcia sulle nostre gambe per arrivare a definirci come “dj” e a diffondere la nostra visione di un party genuinamente nuovo, inclusivo ed energico.
Il concetto stesso di Closer dice già tutto : ogni passo ci porta lontano da ciò che siamo stati, ma contemporaneamente ci avvicina a ciò che saremo, la vita è una danza continua e la musica può essere la “guida spirituale” di questo viaggio.

8. Quali sono le caratteristiche che il guest deve avere?

Il guest deve essere il fiore all’ occhiello di un contenitore solido, per questo cerchiamo da sempre di creare una forte riconoscibilità attraverso i dj resident che sono il cuore del party. Nella scelta siamo attenti alla evoluzione della musica, per questo quando scegliamo un ospite pensiamo anche a nuove sonorità da proporre ma ovviamente la prima cosa che facciamo é ascoltare le produzioni e i set; una caratteristica importante é l’eclettismo : la capacità di fare “variazioni sul tema” e di inserire anche diversi generi all’interno del set. Il guest è la ciliegina sulla torta, l’artista che valorizza, richiama l’attenzione e sorprende.

masada closer

9. Il vostro habitat è il Masada, che atmosfera si respira al suo interno? Qual’è il target del pubblico?

Masada è prima di tutto una associazione culturale che progetta e sostiene attività che vanno dal teatro alla letteratura alla musica classica, jazz ed elettronica. Questo lo rende unico e multiforme, Fabio e Cristian hanno creato uno spazio di libertà espressiva senza uguali in città il cui unico scopo è creare e promuovere la cultura, questo si rispecchia in tutto, dall’arredo decisamente eclettico e non convenzionale, allo staff, all’ atmosfera complessiva con cui vengono fruite le attività proposte, musica compresa.
Emblematico di questo fatto è che tanti dei nostri guest sono rimasti entusiasti della posizione della consolle letteralmente immersa nel dancefloor dove anche visivamente scompare la barriera fra “l’artista e il pubblico”, cosa più unica che rara in Italia, dove l’ hype attorno alla figura del dj ha raggiunto livelli grotteschi.

10. Simbolico è anche l’orario in cui si svolge il party, perchè questa idea di organizzarlo di giorno?

I tea dance e le discoteche pomeridiane sono sempre esistite, semplicemente ce ne eravamo dimenticati; e tra l’altro Masada già proponeva un progetto con Quell’ orario.Riprendere una formula già rodata ma caduta in disuso inizialmente appariva come un rischio ma è diventato un
fondamentale tratto di riconoscibilità dei nostri party.

11. Come vedi la scena clubbing Italiana?

F- Non credo di poterti rispondere, essendo da sempre un outsider totale di questa scena. Ti posso solo dire che di recente, all’ estero, ci siamo sentiti chiedere con grande interesse cosa stesse succedendo in Italia dato che dall’ esterno si percepisce un grande fermento qualitativo sia in termini di produzioni che di serate.
A- Nella scena clubbing italiana si sta sicuramente muovendo qualcosa di interessante a livello di serate e proposizione, dobbiamo però fare ancora un grosso step nell’educazione del pubblico che frequenta la scena in quanto assistiamo ancora troppo frequentemente a scene di inciviltà quali fischi, gente che non rispetta gli spazi altrui o semplicemente non rispettano il vicino di dancefloor.

12. Quali sono stati i momenti chiave della tua vita come Dj e promotore ad oggi?

F- Quando riesco a suonare quegli stessi dischi che tanti anni fa suonavamo in cantina, ritrovo quello stesso ragazzino con lo stesso entusiasmo e se riesco a trasmetterlo a chi sta ballando con me sulla pista del Masada significa che quel ragazzino ha realizzato il suo sogno.
Per me fare il dj è questo e nient’altro.
A- Roma per me é stato uno snodo importante perché mi sono formato come dj frequentando e suonando in una scena underground molto sviluppata e complessa. In questi party inoltre mi sono approcciato per la prima volta alle varie tematiche per organizzare una festa essendo molto vicino agli organizzatori e potendo quindi vedere ed assimilare come si muovevano.

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http://www.masadamilano.it/nuovo/closer/

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